Don Lunardo: per un piacere di… Vino | I segreti della Regina Isabella

Don Lunardo: per un piacere di… Vino

“Nestore aveva una coppa in cui valeva la pena di bere, ma chiunque beve nella mia sarà immediatamente preso dal desiderio della bionda Afrodite.”

(iscrizione Coppa di Nestore, cit. Ischia – Natura, cultura e storia)

Coppa di Nestore

Coppa di Nestore

 

La viticoltura sull’isola d’Ischia ha origini antiche. Il popolo greco degli Eubei, colonizzatori dell’isola, fecero conoscere la coltivazione della vite che ancora oggi, rappresenta uno degli elementi fondamentali per l’economia degli isolani soprattutto con l’avvento del turismo.

Anche la famosa Coppa di Nestore, che fu ritrovata nell’ottobre del 1954 presso la necropoli di San Montano, presenta un’iscrizione che inneggia al buon vino locale.

Le tecniche della coltivazione della vite isolana richiamano la tradizione greca. A partire dalle coste, le colture si estendono fino a raggiungere le zone di montagna dove sorgono terrazzamenti costruiti su rinforzi di tufo verde. Esportato sin dal 1500 il vino bianco veniva venduto ai principali mercati italiani e stranieri. Si possono distinguere le due tipologie di vitigni che si coltivano da circa 300 anni sull’isola d’Ischia: a bacca bianca Biancolella, Forastera, Falanghina, Coglionara, San Lunardo; a bacca rossa Piedirosso (comunemente chiamato Per’ e Palummo), Aglianico e Guarnaccia.

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Si tende ad associare ai piatti sia di mare che di terra le diverse tipologie di vini. Quello bianco abbinato ai piatti di pesce e quello rosso tendenzialmente a quelli di terra.

Il vitigno San Lunardo non ha origini molto precise. Le caratteristiche di questa varietà presentano una foglia medio-grande, un grappolo compatto e ovale, e l’acino, di colore verde pallido, presenta una buccia consistente e mediamente spessa. Coltivato sull’isola da centinaia di anni, si ritiene che il nome abbia origini poco precise. Alcuni sostengono che a selezionare questa varietà fu un religioso, che viveva sull’isola, conosciuto come Don Lunardo; mentre altri ritengono che il nome faccia riferimento al patrono di Panza, San Leonardo.

Per preservare questo vitigno in via di estinzione, nasce il Progetto di Salvaguardia della Biodiversità Vitivinicola Italiana della Famiglia Carriero, proprietaria de L’Albergo della Regina Isabella insieme a Ian D’Agata, esperto conoscitore di vino italiano e autore di Guida ai Migliori Vini d’Italia. Con la collaborazione del Food & Beverage manager dell’albergo, Giuseppe Mele, l’esperto di viticoltura Antonio Mele e l’enologo Franco Mattera il primo vino San Lunardo in purezza è stato presentato al Merano Wine Festival 2014.

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Ad accompagnare i deliziosi piatti, il Don Lunardo entra finalmente con la sua etichetta nella carta dei vini di Indaco, l’esclusivo ristorante gourmet dell’Albergo della Regina Isabella.

‘A Vennegna

È lu mumènte: ghiùve s’à tagghià.

È ghiuórn’e fèste! N’ènn’ àmm’ aspettéte

e cumm’è ghiùt’iùte e cumm’è stéte

a ghiàcque ‘u sóle ‘u viént’a fatecà.

Lu palemiént’è prónt’e pulezzéte;

n’addefrescàta sóla s’adda fa,

lu zùrfe a lu vettóne s’appiccià:

ngòpp’a lu puóst’a chiùmm’è sisteméte.

Tàgghi’u verdóne, ìmbe la menègghie!

piciuócche cu piciòcche altèramente

càntene a core a core, a ddóie vucégghie.

Lu sóle brille, chière, resplennènte,

la ggiòia dènte, ghiuócchie sónghe stégghie:

ammóre ammóre, appassiunatamènte. (A. D’Ambra)

 

La Vendemmia

E’ proprio il tempo di tagliare l’uva. / Giorno di festa! Un anno si è aspettato /
e come è andata oppure come è stata, / all’acqua, al sole, al vento a lavorare.
/ Ora il palmento è pronto e ben pulito; / solo una risciacquata è necessaria,
/ accendere lo zolfo nella botte, / già sistemata a piombo sul sedile. / Taglia i
grappoli e colma la tinella! / Ragazzi con ragazze allegramente / cantano in
coro stornelli a due voci. / Il sole brilla, chiaro, risplendente, / la gioia in cuore
e gli occhi sono stelle: / amore, amore, appassionatamente.
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